Il project manager e il triatleta
Permettetemi questa pazza divagazione.
Sino a un paio di anni fà quando ancora impegni familiari e lavorativi lo permettevano, riuscivo con costanza a praticare il mio sport: il triathlon.
Sport articolato e per certi versi complesso, che richiede versatilità e resistenza.
Per carità, nulla che una qualsiasi persona che eserciti il nuoto, il ciclismo e la corsa non possa fare, ma certamente praticare tutti e tre gli sport non è comunque cosa usuale.
Ed è proprio durante uno degli ultimi allenamenti in piscina (che solitamente faccio in pausa pranzo) che i pensieri lavorativi hanno avuto il sopravvento sulla concentrazione e mi sono ritrovato a pensare, bracciata dopo bracciata, a quanti punti in comune esistano tra project manager e triathleta.
Battute a parte sul cloro e dei danni al cervello che può provocare, seguite il ragionamento.
Poliedricità
Il triathleta deve conoscere e governare tre differenti dicipline: il nuoto, il ciclismo e la corsa e non deve assolutamente sottovalutare le due transizioni nuoto-ciclismo e ciclismo-corsa, pena la perdita di svariati secondi.
Il project manager deve avere grandi doti comunicative, una buona conoscenza tecnica applicata al settore lavorativo e ottime capacità manageriali, con una buona propensione al rischio che gli permetta di affrontare fiducioso le diverse sfide quotidiane.
Entrambi possiamo definirli poliedrici: hanno molteplici capacità, in campi diversi e si giovano di caratteristiche di agilità e versatilità.
Tecnica, strategia e resistenza
Parallelismi ulteriori possono essere trovati a carico delle differenti discipline.
Sul fronte del triathlon, il nuoto è la disciplina più complessa: si svolge in un elemento non sempre congeniale all’uomo, l’acqua appunto, e chi lo pratica deve conoscerne approfonditamente la tecnica.
Il ciclismo, richiede un mix di tecnica, intelligenza tattica e grosse doti di resistenza.
La corsa, infine, una dose sufficiente di tecnica, grossa resistenza e molto “cuore”.
Il project manager deve conoscere differenti tecniche nelle diverse aree della sua attività (brainstorming, WBS, SWOT, analogous/parametric estimating, earned value, ecc.) e anche essere un buon stratega o tattico nella conduzione del progetto, dove differenti personalità e interessi entrano in gioco.
Anche la resistenza fa parte del suo portafoglio di caratteristiche in quanto senza di essa e di fronte alle numerose difficoltà, potrebbe cedere e gettare la spugna.
Allenamento e passione
Punto fondamentale.
La tecnica non potrebbe progredire senza l’allenamento: la ripetizione del gesto nel tempo, con l’unico scopo di renderlo sempre più ottimizzato, armonico, perfetto.
La resistenza non potrebbe progredire senza l’allenamento: il corpo compensa e si adegua a ritmi e stimoli esterni modificando il proprio stato.
L’intelligenza tattica non potrebbe progredire senza l’allenamento: è solo allenandosi e ponendosi in situazioni simili alla gara che si possono raffinare quei processi mentali che ci permettono di fare deduzioni, collegamenti, parallelismi.
L’allenamento poi, unito alla passione, sublima la tecnica sino quasi a farne un’estensione del proprio io.
Concetto un pò zen, certo, ma tornando alla concreta realtà, ve lo ricordate il sorpasso all’ultima curva del gp di Barcellona di Valentino Rossi?
E dove la mettiamo la comunicazione? Quel 90% di tempo speso dal project manager?
La caratteristica fondamentale delle sue attività?
Il triathleta non comunica.
Ecco l’eccezione…che conferma la regola!
E’ vero, il triathleta non comunica, lo fa raramente; personalmente solo quando cerco di spiegare ai compagni della frazione in bici che mi imprecano contro, che non faccio il furbo, ma che non ne ho abbastanza per andare in testa a tirare.
Per finire, ecco forse l’ultimo dei punti in comune tra le due figure: la solitudine della responsabilità.
Un proverbio sul project management dice: “Il project manager deve aiutarsi da solo. Nessun altro lo potrà fare”.
Vale anche per il triathleta.






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