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Agile Coach Camp Outcomes

The past week-end I attended the Agile Coach Camp un-conference, that took place in Umbria in a lovely venue called La Casella.

The main objective of that un-conference was to aggregate people interested in agile project management and coaching practices. As described in the event home-page:

Two days of highly collaborative, (mostly) self-organized event with Agile coach dojo and OpenSpace for everyone involved in coaching,training, mentoring and leading Agile Organizations, Teams and Individuals.
ScrumMasters, team leads, guerilla Change Agents, ProductOwners, managers, other roles are all welcome. Diversity makes us smarter!

 

What a fantastic experience it has been!

  

 

I’ve known special people: people whose only objective was to collaborate and share ideas, knowledge, experience and thoughts.

People who know that in these cases the real result of the sum of two ideas is more than the algebrical result.

  

 

People that consider more important the growth of the community that its.

Passionate people who love what is doing and ready to share its passion with you.

Did I already said that it has been a great experience?

PNL e Project Management 2^ Puntata

Sono diverse le occasioni in cui, come project manager, potremmo essere chiamati a parlare in pubblico.

Indipendentemente dal numero di persone che ci troveremo di fronte, dovremo essere preparati, efficaci nel modo di comunicare. Perché non farci aiutare da qualche tecnica? Il sistema 4MAT per esempio!

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PNL e Project Management

Siete buoni comunicatori?  Comunicate in maniera efficace?
Come ve la cavate quando dovete negoziare risorse, budget o tempi di progetto?
E quando dovete presentare trend e risultati al management?

Le capacità di un buon comunicatore sono spesso innate: hanno molto a che fare con la sensibilità personale e la percezione di noi stessi e del contesto in cui ci muoviamo.

Fortunatamente la programmazione neuro linguistica ci aiuta ad allenarle: ne gioverà sicuramente il nostro progetto ma trarremo vantaggi anche nella vita di tutti i giorni.

Per essere buoni comunicatori bisogna innanzitutto sentirsi a proprio agio nel contesto in cui ci troviamo, essere ben predisposti e utilizzare un linguaggio e un approccio positivo.

Dobbiamo in ogni momento essere consapevoli del fatto che ognuno di noi ha un proprio modello del mondo derivato dalle sue esperienze, pensieri e propensioni.

Tenerlo in considerazione e adattare il nostro modello di comunicazione è un vantaggio: l’interlocutore sarà automaticamente (inconsciamente) ben disposto ad ascoltarvi dato che parlate la sua “stessa lingua”.

Il modello che ognuno di noi si è creato è possibile riconscerlo da tre fattori: linguaggio, uso della voce, fisiologia.

A tal proposito la PNL descrive quattro principali sistemi rappresentazionali:

  • Auditivo
  • Visivo
  • Cinestetico
  • Auditivo Digitale

Sistema Auditivo

La persona che ha questo come modello di riferimento, dà molta importanza ai suoni: li apprezza, li sa riconoscere, spesso le senzazioni e i ricordi sono legati a suoni specifici, riconoscono facilmente i diversi dialetti.

Rimangono ammaliati dal suono delle cose: a loro piace ascoltare musica, parole, racconti; danno molta importanza al suono della voce, al timbro, al volume, al ritmo, alla velocità con cui si susseguono le parole.

Se il nostro interlocutore predilige questo sistema, dobbiamo dare enfasi nei nostri discorsi a parole che richiamino suoni, utilizzare in maniera particolareggiata la voce, accentuare le pause, utilizzare correttamente il timbro della voce per effettuare sottolineature.

Sistema Visivo

Queste persone ragionano per immagini, spesso i loro movimenti mentre parlano sono veloci, repentini, quasi a scatti.

Se fate loro delle domande che implicano un ragionamento spesso li vedrete guardare leggermente in alto, comunicheranno molto velocemente perché le immagini nella loro mente scorrono e loro le devono rincorrere per potervele raccontare.

Quando parliamo con essi dobbiamo prestare attenzione all’utilizzo di parole che evochino immagini, le possiamo descrivere con minuzia e la nostra comunicazione dovrebbe essere incalzante, con un buon ritmo, un tono di voce piuttosto alto, dobbiamo produrre nella loro mente una sequenza di fotogrammi che facilmente interpreteranno e memorizzeranno.

Sistema Cinestetico

Queste persone danno molta importanza alle sensazioni, hanno un rapporto molto intimo con esse e riescono a descriverle in maniera particolareggiata.  A loro piace molto toccare le cose, annusare gli odori, osservare.

Hanno un ritmo della parlata più lento, con un timbro di voce spesso basso e profondo, si sà, le emozioni vengono dalla “pancia” ed è da lì che le devono andare a riprenderle.

Con queste persone comunichiamo con sensazioni, emozioni, metafore particolarmente evocative.

Non occore parlare velocemente e dobbiamo farlo con un ritmo sicuro, ma con voce calma e che contempli pause per dare loro il tempo di “digerire” il messaggio che stiamo comunicando.

Sistema Auditivo Digitale

Queste persone sono molto pratiche.

Ragionano per dati, logica, numeri, processi. Analizzano, comparano e trovano soluzioni.

Vogliono dati oggettivi su cui impiantare ragionamenti per deduzione (proprietà transitiva) che cercano poi di smontare attraverso negazioni o eccezioni.

Valutano razionalmente implicazioni e sono in grado di correlare facilmente le informazioni.

La nostra comunicazione dovrà essere orientata alla concretezza e praticità. Le nostre presentazioni dovranno prediligere grafici, tabelle, comparazioni. Dovremo fornire le motivazioni, dimostrarle attraverso dati e numeri, fornire subito eventuali eccezioni e spiegare come saremo in grado di gestirle.

Li riconoscerete dal fatto che vi staranno ascoltando guardando inensamente voi e i dati che avete sottoposto, tenendo le braccia conserte, oppure con una mano sotto il gomito e l’altra a reggersi il mento, valutando ogni singola parola, ritti sulla spina dorsale.

 

 Mappa mentale PNL 1

 

Ma cosa fare se stiamo parlando a più persone?

Come faccio a capire a quale sistema appartengono?

E anche se riuscissi a riconoscerlo, come potrei parlare loro contemporaneamente in tutti gli stili sopra descritti?

Beh, sicuramente non è semplice.

Certo conoscere la platea a cui ci stiamo rivolgendo è importante. Potremmo per esempio scegliere quali sono gli stakeholder più importanti per la nostra presentazione e utilizzare soprattuto il loro sistema rappresentazionale.

Ma spesso ci troviamo di fronte a persone che non conosciamo cosi a fondo e allora potremmo usare lo schema:

K -> A -> V

Questo schema ci suggerisce di iniziare la nostra presentazione utilizzando il sistema cinestetico, passare all’auditivo e finalmente terminare con il visivo.

Perché?

La prima regola è di non commettere l’errore di partire con il visivo, saremmo troppo veloci, incalzanti, in qualche modo dissonanti per gli altri sistemi, soprattuto il cinestetico.

Partire con quest’ultimo infatti permette di conquistare sin da subito quello più “lento” e in qualche modo più complesso in quanto bisognoso dei propri tempi di reazione.

Una volta conquistata la fiducia di queste persone, saranno quindi ben disposte a seguirci quando cambieremo lo stile in auditivo.

Questo stile fa un uso molto incisivo del senso dell’udito e anche i cinestetici lo apprezzeranno perché spesso le sensazioni sono facilmente associabili ai suoni.

E i visivi?

I visivi saranno abbastanza annoiati. :o (

Si chiederanno perché siete così lenti ad arrivare alle conclusioni, perché il vostro tono della voce è cosi basso.

E perché mai fate tutte quelle pause?

Ma proprio quando si staranno chiedendo se hanno fatto bene a presenziare al meeting in corso, ecco che voi cambierete ancora registro e comincerete ad incalzare il pubblico.

Il vostro racconto si animerà e comincerete a legare necessità, obiettivi, trend e risultati del progetto, a immagini vivide, capaci di conquistare anche loro, e anche in poco tempo. Ricordate? Loro sono persone veloci!

Ah, un ultima cosa: nel vostro viaggio attraverso i tre sistemi, non dimenticate di fornire anche qualche dato, numero, grafico, descrivete con precisione i processi coinvolti nelle decisioni.

In caso contrario rieschiereste di perdervi per strada gli auditivo-digitali!

Alla prossima e…non cambiate canale, sono in arrivo nuove puntate sull’argomento!

Be good!

Comunicazione agile

In questo post cercheremo di valutare come rendere agile la comunicazione all’interno del progetto.

 

Come già discusso in altri post precedenti, la comunicazione è colonna portante dell’intera disciplina del project management.

Rear view of a professor during a lecture at a seminar

Si sa, il 90% del tempo di un project manager è occupato da problematiche inerenti la comunicazione: riunioni, documenti, telefonate; tutte queste occasioni sono direttamente proporzionali al numero degli stakeholders coinvolti.

Anche il rapido aumento della complessità dei progetti stessi è un fattore che complica non poco la faccenda: l’insorgere di problemi legati a cambi di specifiche, accorciamento nei tempi, revisioni al ribasso di budget, bilanciamento delle aspettative dei numerosi stakeholders che hanno spesso interessi contrastanti, obbliga il project manager ad esercitarsi giornalmente attraverso la negoziazione e il compromesso.

Infine, al suo interno deve saper interpretare due differenti ruoli con stili comunicativi piuttosto differenti: quello del leader che, fissata la meta, deve saper coinvolgere e motivare il team al suo raggiungimento e quello del manager in grado di gestire budget, costi, contratti, diagrammi e gantt.

E allora come fare?
Personalmente ho tratto suggerimenti sia dal PMBOK sia da alcuni libri che parlano di agile project management e che trattano in dettaglio il tema della comunicazione.

Disponibilità informazioni

Innanzitutto dobbiamo rendere disponibili le informazioni a tutto il team e dobbiamo fare in modo che queste siano facilmente raggiungibili.

Dotiamoci quindi di un sistema di gestione documentale, o simile, che sia in grado di centralizzare le informazioni, indicizzarle per chiavi e renderle disponibili ai team dei singoli progetti senza troppe limitazioni o complicazioni nel poterne fruire, pena il fallimento dell’operazione.

Mezzi

Distribuite negli uffici una serie di lavagne, di pennarelli e cancellini, utilizzabili da tutti ed in qualsiasi momento per chiarire concetti, annotare appunti, liste, flussi di lavoro.

Dotate tutti i pc del team di un’applicazione di instant messaging tipo skype, msn, icq: alcune domande o questioni possono essere risolte in chat senza dovervi alzare o interrompere ciò che state facendo.

Se avete questioni urgenti o importanti da discutere e la persona con la quale dovete parlare non è nella vostra stessa stanza, alzate il telefono e chiamatela; non aspettate di incontrarla, non scrivete email se non siete certi di riuscire a chiarire a dovere la cosa: impieghereste di sicuro più tempo a scriverla che a spiegarla direttamente  a voce.

Infine, per tutto il resto, utilizzate le email ma fate buon uso delle notifiche di consegna e lettura se la questione è particolarmente importante ed imparate a taggare le email più importanti, cosi da poter eseguire azioni di follow-up nei giorni successivi qualora tardino ad arrivare delle risposte.

Modalità

Una delle prime regole della comunicazione agile parla di comunicazione Face-to-Face.

Parlate direttamente alle persone. La comunicazione faccia a faccia è la più funzionale e offre diversi vantaggi:

  • Comunicazione sincrona, permette di capire immediatamente se il nostro messaggio è stato recepito correttamente
  • Non dobbiamo aspettare per avere risposte alle nostre domande: le avremo subito e subito potremo verificare se le abbiamo percepite correttamente
  • Potremo captare anche i messaggi non verbali; quei messaggi cioè fatti di postura del corpo, tono della voce, sguardo, movimenti delle mani, che caratterizzeranno ancor di più il messaggio ricevuto

 

Contenete il numero di membri del team. Team troppo grossi potrebbero essere dispersivi, aperti a maggiori problemi di conflitti e terra fertile di malintesi.

Collocate nello stesso ufficio (war-room) tutti gli appartenenti al team, questo agevolerà non poco le comunicazioni, permettendo ad ognuno di usufruire della presenza dell’altro istantaneamente: un consiglio, un chiarimento, un suggerimento arriveranno subito.

Portate, almeno una volta alla settimana nella war-room con il vostro team, un rappresentate del cliente.

Fate in modo che il cliente accetti di far partecipare ai lavori una persona esperta dei processi di business che state implementando; nel caso invece che l’esperienza di tale persona non sia approfondita in quel campo, lasciatela nei suoi uffici, porterebbe solo dispersione e poca concretezza.

Se dovete parlare con l’estero prediligete una video conference call.

Parlare in lingua straniera senza poter vedere l’interlocutore è un supplizio: difetti di pronuncia, rumori di fondo della linea, impossibilità di aiutarsi con la lettura del labiale, oltre che della mancanza dei già citati nessaggi non verbali, sarebbero un ostacolo alla corretta comprensione di quanto detto durante il meeting.

Governo delle comunicazioni

Limitate i canali di  comunicazione.

Guardate questa formula: n * (n-1) / 2 >> canali bidirezionali.

Dove n è il numero di stakeholder del progetto. Significa che se in un progetto avete identificato 10 persone coinvolte, vuole dire che ipoteticamente vi saranno 45 canali di comunicazione bidirezionali che si possono apripre tra i vari stakeholders.

Semplificate!

I membri del team parlano esternamente attraverso la voce del project manager o attraverso uno solo, il più anziano solitamente, dei suoi membri.

Siate voi, in quanto pm, i principali interlocutori e quando si scende troppo in dettagli delegate ad un membro del project management team (uno dei vostri assistenti) che vi farà un riassunto corredato da meeting minutes.

Limitate l’entropia: cercate sempre la sintensi in voi e nei vostri interlocutori, puntate alla concretezza e al pragmatico: l’eccesso di dettaglio non è mai un bene.

Infine, se il troppo commitment verso il progetto sembra aver reso troppo teso l’ambiente, organizzate un bella pizzata: anche questo serve al vostro progetto…ricordate le parole “team building”?

Successfull Projects

In questo post cercherò di identificare le principali cause fallimento dei progetti cercando di trovarne un denominatore comune.

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Gestione integrata dei progetti

Ricordate di quando abbiamo parlato di centralizzazione delle informazioni di progetto?

Bene, con questo post voglio mostrare come in Diesys gestiamo le informazioni di progetto. Per lo scopo abbiamo sviluppato un’applicazione dedicata (Project Guard) che ci aiuta a gestire info generiche, WBS, team members, issues, documenti e statistiche correlate.

 

La teoria agile pone il focus sulla comunicazione e le informazioni e su quanto esse debbano essere facilmente fruibili, immediate e centralizzate per l team.

Questi i principali punti interessati:

  • Utilizzo di information radiators: fare largo uso di lavagne, cartelli e post-it per favorire il circolo e la condivisione delle informazioni
  • Informazione centralizzata: le informazioni devono essere centralizzate in repository comuni
  • Informazione accessibile: le informazioni di progetto devono essere direattamente accessibili a tutto il team

Il primo punto non necessita di alcuno strumento informatico, cosa però che si rende necessaria per il secondo ed il terzo elemento.

In questi casi è indispensabile un tool che centralizzi le informazioni per singolo progetto, che permetta di identificare le informazioni per categoria e che ne dia accesso libero ai membri del team.

Procedendo oltre, vi sono altri punti di notevole importanza quando si parla di gestione integrata del progetto e sono:

  • gestione della WBS
  • gestione dei membri del team
  • tracciamento del lavoro eseguito
  • gestione di comunicazioni, lesson learned o in generale di issue
  • gestione di un glossario di progetto
  • disponibilità di statistiche per la consuntivazione

Dashboard progetti

Ogni membro del team dovrebbe avere a disposizione una visualizzazione generale di tutti i progetti di cui fa parte.

Questa deve fornire informazioni raggruppate, grafici e la possibilità di accedere facilmente alla principali funzionalità di gestione del progetto.

PrjGuard - Dashboard

PrjGuard - Dashboard

Informazioni di progetto

Il progetto viene gestito come singola entità, sulla quale memorizzare tutte le informazioni relative.

PrjGuard - Generali e Team Member

PrjGuard - Generali e Team Member

L’immagine mostra a sinistra le informazioni di base del progetto e tramite il pannello a sinistra è possibile gestire gli appartenenti al team: questo di fatto da loro visibilità e accesso alle info di progetto e permetterà il tracciamento del lavoro eseguito.

WBS Statistiche ore lavorate

La WBS, fulcro del progetto stesso, prevede funzioni dedicate per la sua creazione e manutenzione e per il suo utilizzo in ambito di definizione del lavoro eseguito e per la conseguente consuntivazione.

PrjGuard - WBS e Totali Lavoro

PrjGuard - WBS e Totali Lavoro

 Ogni membro può tracciare il lavoro eseguito ed il tempo impiegato, attraverso l’interfaccia seguente.

PrjGuard - Tracciamento Attività

PrjGuard - Tracciamento Attività

Documento di progetto

Pannello tra i più usati è ovviamente quello dei documenti.

Questi vengono suddivisi per categoria e riportano nome dell’utente e momento di upload.

PrjGuard - Documenti

Staistiche di progetto

Ovviamente non possiamo farci mancare le statistiche, pronti per quando il nostro cliente o capo ci chiederà il classico report.

PrjGuard - Statistiche
PrjGuard – Statistiche

Gestione delle issues

Capitolo deliicato e particolarmente “coccolato” è quello delle issue. Qui vengono centralizzate tutte le informazioni a carico di un progetto.

Queste vengono schedata per tipologia, creatore, date e riportano descrizione generale, eventuale descrizione di chiusura e status relativo.

Noi utilizziamo questo strumento per segnalare:

  • Nuove richieste
  • Richieste di cambio specifica
  • Lesson Learned
  • Segnalazione di bug
  • Comunicazioni generiche
  • Risultati di debug
PrjGuard - Issues

PrjGuard - Issues

PrjGuard - Issues
PrjGuard – Issues

Conclusioni

Insomma, in poche parole: non importa quale sia lo strumento, però una corretta gestione dei progetti deve per forza di cose passare attraverso una reale integrazione  tra metodologia, gestione delle informazioni e facile accessibilità delle stesse.

Alla prossima!

Quel 90% fatto di comunicazione

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Una delle prime cose che ti insegnano quando studi da “Project Manager” è che il tuo tempo dovrà per forza di cose, essere composto per un buon 90% da attività inerenti la comunicazione.

Mi sono sempre chiesto, approcciando al project management come sviluppatore, come sarebbe stato possibile cambiare così radicalmente considerando che fino ad allora il mio tempo lavorativo era dedicato quasi esclusivamente a progettare e scrivere codice e così poco alla comunicazione.

I primi cambiamenti ho iniziato a percepirli quando da singolo programmatore, ho cominciato ad avere bisogno di aiuto: in quel momento ho fatto la scelta di rendere più possibile generalizzato e astratto il mio modello di programmazione, per fare in modo che fosse facilmente replicabile e spiegabile a collaboratori.

Ho cominciato quindi ad avere contatti sempre più frequenti con consulenti ai quali dovevo non solo spiegare cosa doveva essere fatto, ma anche in che modo e con quali strumenti. Questo perché il software doveva essere scritto con le mie stesse logiche per permettermi una facile manutenzione a posteriori.

In qualche modo stavo evolvendo; il team via-via si allargava ed ero obbligato ad affrontare giornalmente situazioni di negoziazione, networking, team building, con stili di leadership differenti che variavano dall’autoritario, al collaborativo sino al delegativo. Collante dell’intero sistema cominciava a diventare la comunicazione…appunto.

Poi sono arrivati i primi clienti importanti, internazionali…e la learning curve si impennava sempre più.
Era necessario cominciare ad allenare, oltre all’inglese, anche quelle doti, sino ad allora quasi dormienti, legate al marketing, alla negoziazione e a tematiche più prettamente commerciali.

Poi gli ultimi anni hanno visto la creazione di un polo di aziende (http://www.alberologico.it) in cui si intrecciano le idee, necessità e interessi di molteplici interlocutori e per finire l’aumento del team di sviluppo sino a contare oggi otto unità; il numero di stakeholder e le complessità ad essi legati sono aumentate quasi esponenzialmente.

Il risultato l’ho provato oggi sulla mia pelle: non scrivo, ahimé, una riga di codice da parecchi mesi e nonostante due presentazioni importantissime da preparare, oggi ho passato TUTTO il mio tempo partecipando ad almeno 4 meeting, tutti ovviamente interessanti e necessari….ma non si era detto che era solo il 90% del tempo da dedicare alla comunicazione?!? 

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