Voi, in quanto project manager negoziate continuamente.
Negoziate le risorse migliori, tempi di consegna più lunghi, budget più consistenti, maggiore visibilità vostra e del vostro progetto.
Continuamente dovreste fare networking.
La vostra influenza sulle decisioni di progetto deve essere quanto più possibile pubblica, forte, esplicita.
Quando questo non è possibile, può però passare attraverso canali indiretti, percorrere via di comunicazione confidenziali, mirare all’appoggio degli stakeholder più importanti, trovare cioè percorsi per influenzare, di riflesso, le decisioni più critiche.
Superfluo sottolineare che quanto sopra non dovrebbe ledere alcun principio etico.
Continuamente, ahimé, scenderete a compromessi.
Quando la risorsa che vi aspettate venga assegnata al progetto non vi viene concessa, cercate di ottenere un allungamento dei tempi di consegna; quando il ritocco tanto atteso al budget non è arrivato cercate un maggior coinvolgimento del management, aumentando la visibilità del progetto e indirettamente delle difficoltà in cui vi trovate.
Esiste però un limite per il compromesso.
L’asticella la dovrete fissare voi e non illudetevi: gli altri stakeholder faranno finta di non vederla.
Spesso troppo presi dalle loro problematiche lavorative o eccessivamente coinvolti dai loro interessi, non tarderanno a chiedervi più di quanto potrete concedere e, in alcuni casi, potrebbero addirittura cercare di convincervi che quanto stai per accettare sia un giusto prezzo.
Personalmente sono una persona guidata dall’entusiasmo e molto portata a condividere i miei progetti, partecipare pienamente a quelli degli altri e ad accettare e fare mie le loro sfide.
Faccio però uso del bisturi della critica (nella sua accezione più positiva): lo rivolgo, in primo luogo, verso me stesso, alla ricerca di quelle imperfezioni da asportare chirurgicamente nella speranza di un miglioramento personale sostanziale.
Lo rivolgo con altrettanta precisione verso il mondo esterno.
Non accetto situazioni congeniali solo ad altri, forzature, compromessi in perdita, imposizioni che snaturino me, il mio team o il mio progetto.
Quando mi capitano situazioni come quelle, suona qualcosa. Avverto una dissonanza, qualcosa non torna.
Prendo tempo, ragiono, valuto le possibilità, le convenienze mie e degli altri, i doveri miei e degli altri.
Una volta un cliente, piuttosto importante, per risposta al mio ennesimo no ad una forzatura su un progetto, sorrise e con sarcasmo e voce un pò alterata mi disse che là fuori il mondo è fatto di squali (ndr leggi concorrenti) pronti a sbranarmi in pochi istanti.
Lo so perfettamente.
Quel cliente, come diversi altri, nonostante forti ed espliciti scambi di opinioni e chiarimenti, si serve ancora della nostra consulenza e dei nostri servizi.
M torna in mente uno dei tanti proverbi sui project manager.
La parola più preziosa e meno utilizzata dai project manager è NO.